INRI – I Cristezanti di Gavi

Intorno all’anno 1400, periodo di lotte fratricide e dispute territoriali, diversi gruppi di Cristiani provenienti dalla Provenza si stabilirono nei vari centri della Liguria e del suo entroterra. Un gruppo di passaggio a Gavi, oggi comune della provincia piemontese di Alessandria, fondò presso un oratorio la Confraternita dei Bianchi, i cui compiti divennero la sepoltura dei defunti meno abbienti e dei prigionieri, la gestione dell’ospedale e del Monte del Grano che, in quegli anni di carestia e povertà, si occupava di anticipare le sementi del grano ai contadini più poveri.
La seconda confraternita per anzianità risale alla seconda metà del 1500: la Compagnia dei disciplinati di Santa Maria dei Turchini, che teneva la gestione del Monte di Pietà, per concedere prestiti senza interessi a coloro che fossero in difficoltà finanziarie. Per ultima si costituì, all’inizio del 1600, la Confraternita della Trinità, denominata dei Rossi.
Le tre confraternite, legate soprattutto a quelle liguri, ancor oggi mantengono alcune tradizioni secolari, come le processioni dei Cristi. In almeno tre ricorrenze religiose cattoliche, il Venerdì Santo, il Corpus Domini e l’Assunzione della Vergine, i confratelli appartenenti ai rispettivi oratori si vestono per l’occasione con dei paramenti storici e portano in processione per le strette vie del centro undici crocifissi settecenteschi alti più di due metri e pesanti oltre cento chilogrammi l’uno.
Questi imponenti manufatti sacri scolpiti in legno pregiato, sono formati da una croce, spesso decorata in argento battuto, che può avere diverse dimensioni e su cui è posata l’immagine di Gesù, anch’essa in legno, mentre alle estremità della croce sono collocati i “canti”, ovvero delle imponenti decorazioni (spesso offerte in segno di ex-voto) in oro o argento.
Coloro che portano il Cristo sono appunto i Cristezanti: la loro funzione principale all’interno della confraternita è quella di portare il crocifisso del proprio oratorio ed insegnare ai giovani tutte le pratiche per arrivare un giorno a sostituirli ed a continuare la tradizione.
Per portare il crocifisso non servono soltanto braccia robuste o doti di forza, ma anche capacità d’equilibrio, perché la fase più delicata è proprio quando viene effettuato il cambio tra i vari portatori durante la processione: un gruppo di uomini alza la croce per passarla ad un altro cristezante, posizionandola nel “crocco”, una specie di bicchiere in cuoio collegato a delle cinghie che s’incrociano sulle spalle del portatore.
A proposito dei Cristezanti, la docente e storica dell’arte Fausta Franchini Guelfi ha scritto: «… chi giudica il Portar Cristi come un fenomeno ormai superato, incompatibile con la civiltà moderna, appare in tutta la sua superficialità non appena si tocchi con mano in qual misura ancora oggi il rito processionale e l’attività comunitaria della confraternita esprima valori e soddisfi esigenze profondamente radicate nella cultura popolare ligure. C’è alla base, l’antica fratellanza: ieri fondata sul bisogno della mutua assistenza, oggi isola confortante di solidarietà e amicizia nel disperato mare di anonimi della società massificata. … In quest’ambito gli oggetti tipici di questa cultura continuano a trasmettere un messaggio straordinariamente vivo: e intorno ad essi, nel grande spettacolo processionale, continuano a svolgersi i gesti di sempre, immutabili e sicuri come il trascorrere degli anni e delle generazioni

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