Da Lampedusa a Capo Nord

Un viaggio assolutamente ideale da Sud a Nord del Vecchio Continente

Trondheim, Norvegia: i vecchi magazzini fluviali si affacciano sulla Nedelva

Ho viaggiato abbastanza da essermi fatto l’idea che la strada sia come un essere vivente: figlia assomigliante agli uomini che l’hanno tracciata, interpretando il territorio da attraversare ed il suo clima, assumendo la personalità e la cultura di coloro che l’hanno percorsa e modificata nel corso del tempo.
Viaggiare è una lettura del paesaggio, respirare un luogo, porsi in esso. Spesso, l’invito al viaggio non viene dall’idea di vedere una località, ma nell’arrivarci attraversando la distanza che da questa ci separa, non solo in chilometri.
Nato all’ombra della Via Francigena e confluito nel mito del Grand Tour, l’idea del viaggio in Europa ha sempre affascinato la mia mente fin da bambino, attratto dai primi atlanti geografici di scuola, da mappe, diari di viaggio, fotografie, narrazioni.
Ora, senza la pretesa di confrontarsi con l’itinerario di Sigerico o con l’estasi di Goethe, quello proposto nel titolo è un viaggio assolutamente ideale, che unisce Sud e Nord del nostro Vecchio Continente che, con oltre 800 milioni di abitanti (un ottavo dell’intera popolazione mondiale) distribuiti su poco più di una decina di milioni di km², è uno dei continenti più piccoli e il più densamente popolato, anche se con percentuali molto variabili di densità media della popolazione, che passano dai circa 200 abitanti per chilometro quadrato dell’Italia, a meno di 20 abitanti nei Paesi Nordici!
La posizione geografica compresa nella fascia temperata, gli otto decimi del territorio europeo utilizzabili per l’agricoltura e le attività umane, gli scambi fra le popolazioni delle diverse regioni e le migrazioni hanno fatto dell’Europa uno dei territori più mutevoli e vari, capace di racchiudere tra i suoi estremi, distanti poco più di cinquemila chilometri, una ricchezza ed una varietà di ambienti non comune.
Con queste premesse, sarebbe superfluo precisare di come la fotografia sia uno dei migliori strumenti a disposizione di chi viaggia: con una foto si può cogliere ogni cosa, dalle più semplici alle più complesse, tuttavia, nel mettersi di fronte all’esi-stente ed a rapportarsi con esso, la fotografia impone sempre una presa di coscienza.
Un’immagine dà vita alle idee dell’uomo, ne conserva la memoria, permette di comunicare con sensibilità oltre la normale percezione del tempo e dello spazio, facendoci capire che -a volte- serve fermarsi se si vuole davvero sentire il respiro di ciò che ci sta intorno.
Un invito a viaggiare è dunque un invito a scattare foto, a non trattenersi mai dall’andare e fotografare un luogo, per nessun motivo: spesso, solo una fotografia ci consente di esplorare l’indefinito confine tra la bellezza e la verità.

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